Moda italiana: nei primi 9 mesi, produzione a -6,3%, biancheria intima in controtendenza (+2,2%)

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Nei primi nove mesi del 2025 la produzione della moda italiana ha registrato un calo del 6,3% rispetto all’anno precedente.
Sebbene la contrazione sia più marcata rispetto alla media UE (4,5%) è in miglioramento nel confronto con i primi nove mesi del 2024, chiusi a -11,6%. Questa tendenza dovrebbe mantenersi anche nei prossimi mesi: le attese sugli ordini sono ancora negative, con un saldo di -7,2% a novembre 2025 ma in miglioramento rispetto al -10,9% del mese precedente.
Questi sono alcuni dei dati che emerogno dal report ‘La congiuntura delle imprese della moda nell’anno dei dazi’ presentato il 9 dicembre da Licia Redolfi dell’Osservatorio MPI Confartigianato Lombardia nel corso di un evento organizzato a Milano da CSM – Camera Showroom Milano, associazione partner di Confartigianato Moda, in occasione dell’anniversario dei cinque anni dalla sua fondazione.
Il calo della produzione nei primi nove mesi dell’anno riguarda tutti i settori della moda italiana, ad eccezione dei tessuti a maglia (+3,6%) e della biancheria intima (+2,2%).
Il trend negativo è determinato dalla combinazione di diversi fattori. Innanzitutto una domanda interna debole (-2,1% nel 2024 per i consumi di abbigliamento e calzature) a cui si aggiungono la riduzione delle vendite al dettaglio (-1,2% nei primi dieci mesi del 2025) e delle esportazioni (-3,6% nel primo semestre del 2025), con cali più marcati negli scambi extra-UE (–7,6%). Sul fronte export lo studio di Confartigianato mostra una contrazione in particolare delle vendite verso Svizzera, Russia e Cina. Tengono invece gli Stati Uniti, un mercato con prospettive condizionate dai dazi, mentre crescono la Germania, Polonia ed Emirati Arabi Uniti. In un contesto simile, una delle principali conseguenze è il numero elevato di imprese che cessano la loro attività: nel terzo trimestre 2025 i dati mostrano dieci chiusure al giorno, di cui l’84,3% sono imprese artigiane.
Accanto alle criticità, il report di Confartigianato evidenzia i fenomeni che rafforzano il profilo competitivo del Made in Italy. La qualità intrinseca delle produzioni cresce e la moda italiana si posiziona sempre più nell’alto di gamma. Inoltre, il 60% delle imprese del settore ha avviato investimenti in tecnologie digitali, mentre il 51% ha investito in competenze green. In particolare, il 7% delle imprese della moda sta sviluppando l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la gestione economico-finanziaria, del marketing e a supporto dei processi di e-commerce.
